
San Biagio Platani (AG)
Gli archi di Pasqua di M. Arancio 2026 C'e' un luogo, in Sicilia, dove l'arte nasce dalle mani di un intero paese, si intreccia con la devozione religiosa, si nutre di pane e grano e prende forma in spettacolari architetture effimere che, ogni anno, incantano migliaia di visitatori. E' San Biagio Platani (AGRIGENTO), nel cuore dei Sicani, dove andrà in scena una nuova edizione degli "Archi di Pasqua" , evento simbolo di una comunità che ha scelto di rinascere. Gli Archi di Pasqua non sono solo un evento artistico ma un lungo processo collettivo che dura mesi. Tutto comincia nei magazzini dove si incontrano artigiani, anziani e bambini; ognuno contribuisce con il proprio sapere, in una staffetta generazionale che tramanda tecniche, simboli e senso di appartenenza. I materiali? salici, canne, legumi e cereali.
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 Tra sacro e profano Tindari, la magia di un luogo incantevole di Margherita Arancio La Sicilia è bella in ogni angolo,è la Patria della storia, della cultura, il regno dell’arte e delle tradizioni. Ogni posto nasconde qualcosa di insolito, curioso, misterioso, miracoli e leggende. Forse non tutti sanno che sotto la sporgenza montuosa di Tindari vi è una spelonca detta “antro di Donna Villa” (a grutta da magara), dove dimorava una fata, bellissima ma cattiva, che rapiva le fidanzate agli sposi, proprio nella notte delle nozze. Le portava con se nel suo tugurio trasformato per l’occasione in un vero castello per regine; il letto per le malcapitate veniva adornato di drappi, sete e merletti e la fata, come una vera belva, iniziava un ballo vertiginoso e cantava con voce di pianto la seguente cantilena: “Fra le sposine trionferà chi Donna Villa vincer saprà, chi Donna Villa vincer non sa’ da questa grotta non uscirà”. Dopo questo canto la maligna squarciava il petto delle fanciulle e ne strappava il cuore che, con godimento, divorava così diventando sempre più crudele. Un giorno accadde che una donna vedova e molto religiosa, durante la notte che precedeva le nozze della figlia, non fece altro che piangere e pregare la Regina dei cieli. La mattina, al risveglio, sul comodino dov’era un’immagine della Madonna, trovò un rosario di madreperla con queste parole: ” a tua figlia”. Sorpresa ma contenta la donna mise al collo della figlia la coroncina e la mandò alle nozze. Puntualmente la fata malefica rapì anche quella brava ragazza ma, quando volle iniziare le sue pratiche magiche, appena toccò il rosario, sparì con un gemito lunghissimo. Così fu rotto l’incantesimo, lo sposo disperato trovò incolume la mogliettina ed essendo molto ricco volle su quel monte, per eterna memoria, costruire un tempio alla Madonna Nera. Sparsa tale notizia, una donna ricchissima, incuriosita, andò à a visitare il Santuario portando con se un bimbo bellissimo di tre anni. Al vedere il volto della Madonna nera l’anima scettica della donna proruppe in questa esclamazione: ”maiu partutu di luntana via pi vidiri na ladia chiù di mia”. Quindi, delusa, riprese la strada del ritorno, ma il bambino sfuggito dalle braccia della madre cadde nella baia sottostane. La donna, disperata, si mise in ginocchio e percuotendosi il petto invocò la Madonna che aveva appena esecrata. La Vergine ebbe pietà della povera madre e ordinò al mare di ritirarsi. Il bimbo fu trovato seduto sulla sabbia mentre giocava con conchiglie e sassolini. Ancora oggi ai piedi del Santuario si può vedere quel tratto di mare asciutto.
Nigra sum sed formosa "Sono nera ma sono bella (cantico dei cantici. Bibbia ebraica). |

Vasto Sagra delle campanelle di San Rocco di Elvio Masciulli
Nella splendida piazza Rossetti, dagli anni 60 il 16 agosto si ripete la tradizionale sagra delle campanelle di San Rocco, a ricordo del Santo pellegrino che, nel suo andare per villaggi e contrade segnalava, col suono della campanella legata al suo bastone di viandante, la sua condizione di malato.
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Le mascheredi Maimone Riti agrari per la richiesta della pioggia rivolti a Dioniso di Alberto Pisci
Si narra, con elementi non del tutto privi di fondamento, che nella seconda metà del '700 un gesuita di nome Giovanni Battista Vassallo avesse percorso il cuore barbaricino della Sardegna, con l'intento di estirpare quella semente pagana assai diffusa nell'isola, laddove la Chiesa non era riuscita nei secoli precedenti.
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TRA FEDE E SUPERSTIZIONE
La lettera del diavolo

Un giorno……..
di Margherita Arancio
Un giorno lontanissimo arrivò ad Agrigento un uomo molto bello, elegante e dall’aria di gran signore. Gli Agrigentini lo ammiravano e gli portavano rispetto, lui era molto cordiale perché, birbante, voleva conquistare una giovane ragazza della quale si era innamorato perdutamente. Quella giovane, nata ad Agrigento il 29 Maggio 1645, era (al secolo) la principessa Isabella Tomasi di Lampedusa poi, dopo aver preso i voti, divenuta Suor Maria del Crocifisso, antenata dell’autore del Gattopardo; era un bocciolo di rosa, bella, armoniosa e fresca. Ma ohimè, nelle vesti di quel gentiluomo si celava il“ diavolo” che cercava di conquistare la giovane con offerte di grandi tesori. Ella davanti a quell’uomo provava molto fascino, ma avvertiva qualche cosa che la impauriva e la faceva allontanare, perché Dio era in lei. Il maledetto infuriato dai continui dinieghi decise di mandarle una lettera molto insidiosa e le scrisse: ”leghiamo in una sola anima le nostre due anime e la felicità sarà nostra”. Questa e tante altre proposte fece il diavolo alla povera ragazza che non ebbe più pace perché sentiva di amarlo ma voleva fuggire voleva credergli ma una voce misteriosa le sussurrava di non credergli anzi di scappare da lui. Il giorno seguente alla lettera la Madonna andò in sogno a Isabella e le disse: ”so quanto soffri, prega e consegna quella epistola al tuo confessore e sarai salva”. Al risveglio la fanciulla, più serena e libera, seguì il consiglio. Lo stesso giorno la missiva fu nelle mani del servo di Dio che la recapitò al Vescovo il quale la conservò nei forzieri dell’Arcivescovado. La ragazza fu salva e il maledetto tornò nel suo buio regno, Isabella si ritirò nel Monastero di Palma di Montechiaro, I caratteri e la grafica della lettera sono incomprensibili e sembrano appartenere ad una lingua sconosciuta. Le sole cose leggibili per noi sono la data 11 Agosto 1676 le parole “ io” e “ohimè ” . Nelle stesse casseforti sono custoditi due preziosi cofanetti bizantini del XII secolo, in smalto azzurro e oro (si tratta di due reliquari di cui uno contiene un braccio del Beato Matteo Cimarra). La lettera rimane a testimoniare la luce di Dio contro le tenebre. Che sia storia, che sia leggenda, è un mistero come una suorina possa aver scritto una lettera combinando elementi di diversi alfabeti, da quello greco a latino a quello runico degli yazidi , una comunità religiosa che vive in Iraq (adoratori del diavolo). Un gruppo di studiosi del " Ludum Scienze Center" di Catania stanno tentando di tradurla.
E' la storia della mente e dei sogni, delle speranze di una nobile fanciulla, la storia di un paese, di un Regno, di un’epoca, di una civiltà. LA FEDE ALBERGA NEL CUORE DI OGNI CRISTIANO |

La Vergine Velata Una delle opere più celebri di Giovanni Strazza di Pippo Gagliano Ispirazione e significato: "La Vergine Velata" rappresenta la Vergine Maria velata mentre sorregge il corpo di Gesù Cristo. Questa scultura è un simbolo di purezza e devozione, e riflette la maestria artistica e la sensibilità emotiva di Strazza nel catturare l'espressione di tenerezza e compassione della Vergine.
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Catania onora S. Agata
Un affresco religioso di Giuseppe Gagliano
Nun c'è ventu, nun c'è acqua, nè bufera nè timpesta casca u munnu ma a Fribbraiu a Catania si fa festa. Si fa festa alla Patruna di Catania, virginedda... marturiata finu a morti, sposa a Diu, nobili e bedda. Fù Quinzianu, pritinnenti, ca ppi raggia e ppi dispettu ordinò senza pietà di scipparicci lu pettu. Alla morti di la Santa la città si 'nginucchiava e lu focu di la lava antrasatta s’arristava. E accussì, annu ppi annu, nun c'è ventu nè timpesta in unuri di la Santa a Catania si fa festa. Tutti appressu alla Santuzza, Prisidenti, Cardinali... Acchianata San Giulianu, Culliggiati, Cattittrali... la Carrozza ddo Sinatu ccu li primi cittadini Cannalori ca' annacata...Quattru canti ...i Cappuccini... Li divoti tutti a fila... giuvineddi, nichi e granni ca trascinunu la vara... e t'arrizzunu li carni. Ccu li sacchi janchi janchi tira tira lu curduni c'è cu 'nvoca la Santuzza... c'è cu preja a ginucchiuni. E lu coru li suori... e lu Duomu...e li cantati... e li viali... e li traversi... comu stiddi alluminati. Bancarelli ccu turruni, cosi duci, cassateddi... appustati strati strati, gnuni, viculi e vaneddi. Ogni annu è tradizioni, nun spiatini pirchì ... la sparata di li bummi chiazza Burgu... e a sira o trì Nun c'è ventu, nun c'è acqua, nè bufera, nè timpesta casca u munnu ma Catania a Frivaru si fa festa. Lu splinnuri di la Santa, l'emozioni di li genti comu n'ecu ca cuntaggia tutti i cincu cuntinenti. Emigranti di luntanu... janchi, niuri, longhi e curti arrispunnunu cchiù forti....semu tutti divoti tutti... Ma ‘na vuci... tra la fudda... si fa largu e acchiana jauta... E' la vuci di Catania: Cittadiniiiiii.... Evviva Sant'Aita! |
Il Presepe Vivente a Lentella di Elvio
 Lentella è un paesino in provincia di Chieti, in Abruzzo, arroccato sulle colline prospicienti il golfo di Vasto, a circa 400 metri sul livello del mare. Posto alla confluenza tra il fiume Trigno che segna il confine col Molise e il suo affluente, il Treste, gode di una stupenda vista che, ad Est, scopre l'ampia vallata, con San Salvo e le grandi industrie del vetro e dell'automotive, che si estende fino al litorale vastese; verso Sud il territorio molisano, da Termoli sul mare ai paesi dell'entroterra come Montenero, Mafalda, Guglionesi, Montemitro, ecc.; negli altri quadranti Furci e San Buono ai piedi della Majella, il Gran Sasso d'Italia e, nelle giornate più limpide , in lontananza, Chieti.
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Esperienze particolari di turismo religioso La Via di San Benedetto, cammino spirituale nel cuore d'Italia che attraversa luoghi incantevoli per arte e natura
Immerso nel verde dell'Appennino centrale, il Cammino di San Benedetto offre un'esperienza di turismo religioso unica e ancora poco conosciuta.
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